venerdì 3 aprile 2009

Convegno: FUTURISMO100


venerdì 20 febbraio 2009

Foibe: Io ricordo

Ecco i video della conferenza organizzata dai giovani di Ag e AS TERNi il 13 febbraio 2009
al fine di ricordare e promuovere la sensibilità del popolo ternano verso la tragedia delle foibe e dell'esodo istriano.
Perchè in Istria/non ti sembri strano/anche le pietre parlano italiano
(Compagnia dell'Anello - Al di là dell'acqua)

Le Foibe e la sensibilità comune

Se la manifestazione ternana,promossa dai ragazzi di Azione Giovani e Azione Studentesca di Terni,ha visto una discreta ma sentita partecipazione da parte della cittadinanza,lo stesso non si puo'dire per altre città italiane. I ragazzi di AS Pordenone,sul sito nazionale http://www.azionestudentesca.org/ , comunicano questo increscioso fatto che,per onor di cronaca,riportiamo di seguito. Ai camerati friulani va tutti la nostra solidarietà.
«È con estremo sdegno e rammarico che apprendiamo dal social network Facebook l’ultima pensata di movimenti ed associazioni di sinistra del pordenonese che hanno organizzato un convegno con il dichiarato scopo di dipingere il dramma delle foibe come una pura operazione di “revisionismo storico”. Spiace notare fra i molti organizzatori dell’evento anche alcune organizzazioni giovanili, Giovani Comunisti e Collettivo Spartako, evidentemente guidate da ragazzi figli dell’ideologia più che del nostro tempo.” Ad affermarlo in questa nota congiunta sono Alberto Locatelli, Presidente provinciale di Azione Giovani, e Riccardo Favaro, Responsabile provinciale del movimento Azione Studentesca e Vicepresidente della Consulta Provinciale degli Studenti. «Dimostrando di rimanere fuori dalla storia, arte nella quale certe persone sono maestre, questi movimenti affermano che “In questi anni molti si sono resi conto del significato della Giornata del Ricordo e molte sono state le iniziative per combattere questa campagna di intossicazione.” L'orrendo "Tetris" in foiba“Sempre sulla pagina dell’evento pubblicata su Facebook - fa notare Locatelli - è presente un’immagine vergognosa, tratta da un videogioco, in cui esseri umani vengono gettati in una fossa in una parodia del famoso Tetris. Il richiamo al dramma degli infoibati è fin troppo esplicito e per questo estremamente preoccupante. Una mancanza di sensibilità che sicuramente i responsabili dell’evento non avrebbero avuto se l’immagine avesse ironizzato, anziché sulle foibe, sulla strage delle Fosse Ardeatine o su altre tragedie commesse magari dai nazisti o dai fascisti. Questa è una percezione della storia ancora succube dell’ideologia, che non riesce a cogliere il fatto, elementare, che simili tragedie riguardano l’intera comunità nazionale a prescindere dagli schieramenti politici. E’ una visione pericolosa che bisogna estirpare perché, in un campo politico come in quello avverso, finisce irrimediabilmente per generare mostri.» conclude Alberto Locatelli. «Noi - afferma Riccardo Favaro - per ricordare questa tragedia di dimensioni nazionali organizzeremo nelle scuole dove abbiamo rappresentanti incontri ed assemblee a riguardo di questi argomenti ancora scomodi per alcuni, come previsto pure dalla legge 92 del 30 marzo 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo. Anche quest’anno, - conclude il diciassettenne vice-presidente della Consulta - saremo in piazza, tra gli studenti, per ricordare questa pagina di storia, alla faccia di coloro che ancora oggi vorrebbero affermare che lo sterminio delle foibe, con tutto ciò che ne seguì, fu solo “una giusta esecuzione di fascisti”».

giovedì 19 febbraio 2009

1909-2009: Cento anni di Futurismo




Amici Lettori,

In occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto Futurista su Le Figaro, proponiamo l’ultimo componimento di F.T. Marinetti. Poco prima della sua morte,avvenuta nel dicembre del 1944, Marinetti volle dedicare i suoi ultimi versi alla X MAS del Principe Junio Valerio Borghese. Alleghiamo anche il Manifesto futurista.



Quarto d’ora di poesia della “X MAS”
di Filippo Tommaso Marinetti




Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani lambicchi di ventosi pessimismi
Guasto al motore fermarsi fra Italiani ma voi ventenni siete gli ormai famosi renitenti alla leva dell’Ideale e tengo a dirvi che spesso si tentò assolvervi accusando l’opprimente pedantismo di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a mezzo il campo di battaglia
Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe ubbidire all’infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di comandare un esercito di ragionamenti e perciò avanti autocarri
Urbanisti officine banche e campi arati andate a scuola da questi solenni professori di sociologia formiche termiti api castori
Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono di ogni quotidianismo e faro di una aeropoesia fuori tempo spazio
I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno esplodono morti unghiuti dunque autocarri avanti
Voi frenatori del passo calcolato voi becchini cocciuti nello sforzo di seppellire primavere entusiaste di gloria ditemi siete soddisfatti d’aver potuto cacciare in fondo fondo al vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore
Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo prima del tempo
Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi fermatevi volantisti italiani avete bisogno di tritolo ve lo regaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal midollo dello scheletro
E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con la rima vetusta frusti le froge dell’Avvenire accese dai biondeggianti fieni di un primato
Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa
Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano
Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante cattedrale coricata a implorare Gesù con schianti di petti lacerati
Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di preghiere









sabato 31 gennaio 2009

ENTRA IN AZIONE!


mercoledì 14 gennaio 2009

Jan Palach: 16 gennaio 1969





INTRODUZIONE:

Jan Palach non è unicamente un martire ma un simbolo,il simbolo della lotta di una generazione contro la menzogna,la falsità e la crudeltà di un regime che,nel nome di uguaglianza e libertà,ha cancellato l’Uomo e la sua dignità,ha eliminato valori e Tradizione riducendo l’individuo in massa obbediente,plasmata per soddisfare i bisogni e le necessità di pochi. Quei pochi che,lo scrittore anarchico George Orwell,ne “La fattoria degli animali”,rappresenta come i maiali il cui motto è: “Tutti gli animali sono uguali,alcuni animali sono più uguali degli altri”.Il sacrificio di Jan Palach e degli altri sette ragazzi che lo seguiranno palesa ai sovietici e al mondo come lo spirito di libertà e di giustizia sia superiore a qualsiasi violenza e sopraffazione;che la forza dell’animo di un uomo libero non teme i fucili e perfora anche le corazze dei carri. Il libero arbitrio spinge spesso a gesti estremi come questo.Alle generazioni di oggi e domani riflettere su questo concetto: mai,in nessuno modo,una ideologia,un regime,un partito,un capo potrà reprimere le emozioni del singolo e le sue aspettative,ma quest’ultimo dovrà ridursi a massa pensante. L’individuo è uno e unico nel suo genere. Questa caratteristica ci rende veramente uomini e veramente univoci. Dimenticare significherebbe rendere vana l’abnegazione di chi,per tali valori,ha dato la propria Vita.



I ragazzi di Azione Giovani e Azione Studentesca Terni




Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato uno studente cecoslovacco divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.
Iscritto alla Facoltà di filosofia dell'Università Carlo di Praga, assistette con interesse alla stagione riformista del suo paese, chiamata Primavera di Praga. Nel giro di pochi mesi, però, quest'esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell'Unione Sovietica e degli altri paesi che aderivano al Patto di Varsavia[1].
Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale. Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante i tre giorni di agonia. Ai medici disse d'aver preso a modello i buddisti del Vietnam[2]. Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600 mila persone, provenienti da tutto il Paese.
Jan Palach decise di non bruciare i suoi appunti e i suoi articoli (che rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali), che tenne in un sacco a tracolla molto distante dalle fiamme. Tra le dichiarazioni trovate nei suoi quaderni, spicca questa:
« Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy[3]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà »
Non si è mai saputo se davvero ci fosse un'organizzazione come quella descritta da Palach nella sua lettera[4]. È certo però che, grazie a questo gesto estremo, Palach venne considerato dagli anticomunisti come un eroe e martire; in città e paesi di molte nazioni furono intitolate strade con il suo nome. Anche la Chiesa Cattolica lo difese, affermando che "Un suicida in certi casi non scende all'Inferno" e che "non sempre Dio è dispiaciuto quando un uomo si toglie il suo bene supremo, la vita"[5]. Questo clima portò a drammatiche conseguenze: almeno altri sette studenti, tra cui l'amico Jan Zajíc, seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d'informazione, controllati dalle forze d'invasione.
Dopo il crollo del comunismo e la caduta del Muro di Berlino, la sua figura fu rivalutata: nel 1990 il presidente Václav Havel gli dedicò una lapide per commemorare il suo sacrificio in nome della libertà. Oggi, molte associazioni studentesche, anche di sinistra, lo ricordano come una persona morta in nome dei suoi ideali, e non sono pochi i circoli di giovani dedicati a Jan Palach, mentre solo il Partito Comunista di Boemia e Moravia mantiene ancora un parere negativo riguardo l'eroica azione.











venerdì 14 novembre 2008

Nassirya 12 novembre 2003: GRAZIE RAGAZZI!

Lucrezia Cavallaro ha 8 anni, Simona Beci 6, i loro papà sono morti in "missione di pace" in Iraq. E' il giorno del ricordo, stringono un mazzo di fiori tricolore al petto quasi a simulare il contatto che ogni bambino vuole con i suoi genitori ma loro due, come tanti altri, il papà non lo abbracceranno più. Entrambi sono caduti durante la missione "Antica Babilonia" a Nassirya, il papà di Lucrezia era un carabiniere, quello di Simona un addetto alla cooperazione, con loro altri diciassette hanno perso la vita. Una strage che ci fece capire che eravamo in guerra. E' il 12 novembre di cinque anni fa, sono le 8 e 45 di mattina, un kamikaze forza il posto di blocco davanti alla Base Maestrale. I militari cercano di fermare quella corsa, c'è una sparatoria e subito dopo una tremenda esplosione. - Il contingente italiano a Nassiriya è finito di nuovo nel mirino dei terroristi. Verso le 7,30 ora italiana una bomba esplosa al passaggio di una pattuglia composta da militari italiani e rumeni ha provocato la morte di quattro soldati, tre italiani e uno romeno.
IN IRAQ DA SOLI 13 GIORNI - Frassinito e de Trizio si trovavano in Iraq da soli 13 giorni, erano giunti a Nassiriya il 14 aprile scorso. Mentre Lattanzio era giunto in Iraq il 3 dicembre del 2005. Frassanito è stato trasportato in elicottero dall'ospedale della base militare italiana all'ospedale militare americano Rol 3, che si trova a circa 150 chilometri dalla sede della missione italiana. L'ospedale statunitense, da quanto viene riferito, sarebbe più attrezzato ad affrontare l'emergenza. Nessun altro militare italiano è rimasto ferito nell'attentato Le persone coinvolte sono state esclusivamente quelle a bordo del secondo veicolo del convoglio, sotto il quale è scoppiato l'ordigno.
DINAMICA -L'ordigno, collocato al centro della carreggiata,è esploso al passaggio di un convoglio del contingente internazionale e ha colpito una camionetta italiana. Faceva parte di un convoglio che marciava lungo una strada a sud ovest dell'abitato di Nassiriyah, e si stava recando al PJOC (Provincial Joint Operation Centre, la sala operativa integrata delle Forze di sicurezza della Provincia). Era formato da quattro veicoli protetti del Reggimento carabinieri della Msu (Multinational Specilaized Unit) con a bordo un Ufficiale dell'Esercito, 15 militari dell'Arma dei carabinieri e graduato della Polizia Militare rumena. Lo scopo del traferimento era quello di rilevare il personale in servizio presso un comando locale della polizia irachena. L'attentato è avvenuto in un punto di «un percorso stradale noto e che i militari italiani percorrevano da quasi tre anni» ha riferito il maggiore Marco Mele, portavoce del contingente italiano in Iraq. Mele ha anche sottolineato che benché l'area di Nassiriya sembri essere più tranquilla rispetto ad altre del Paese iracheno, «in realtà la situazione è sempre potenzialmente a rischio».
Ho riportato quei momenti terribili e vergognosi che hanno portato all' uccisione dei nostri soldati; per far ricordare a tutti noi che la morte non mette fino al ricordo di eroi con la E maiuscola. Ma ciò che è peggio sono episodi di inciviltà nei confronti di questo terribile episodio ma non solo, Come ad esempio i cori di quei pseudo- tifosi di calcio di orientamento comunista che cantano cori vergognosi contro questi eroi del nuovo millennio che non hanno una calzamaia ho un mantello ma semplicemente l ' ideale di patria e fedeltà. Onore ai nostri eroi di ieri oggi e del futuro.